Comune di Gazzo Veronese
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Storia del Comune

Gazzo fu abitato fin dalla preistoria (3500 a.C.), deriva il suo nome da un termine longobardo (gahagi) che significa bosco. Gazzo è uno dei pochi posti dove vi è una continuità della presenza umana dai tempi antichi ai giorni nostri. Della fase preistorica si hanno prove di numerose necropoli e dei passaggi e insediamento di più popolazioni.

In periodo romano esistevano villaggi di una certa importanza e con costruzioni complesse, La prova è data dalle pietre scolpite di quei secoli che sono attorno alla chiesa di Santa Maria Maggiore, alla chiesa di San Pietro in Monastero, chiamato affettuosamente dalla popolazione "Ceson", della frazione di San Pietro in Valle e l'ex chiesa parrocchiale di Correzzo. Queste pietre confermano una lineare presenza dell’uomo nel territorio dalla preistoria alla caduta dell'Impero romano d'Occidente. La presenza di insediamenti importanti romani era frutto di una posizione strategica sulla via Claudia Augusta che da Ostiglia si dirigeva a Verona attraverso il Tartaro.

Gazzo andò spopolandosi con la caduta dell'impero. L'abbandono del territorio riportò a poco a poco le paludi, verso l'VIII secolo si iniziò la bonifica fatta dei benedettini. La chiesa convento di Santa Maria dipendeva dal convento di Santa Maria in Organo di Verona con concessione dei re Longobardi. Ai benedettini fu affidato il feudo di Gazzo che fu ceduto nel 1307 a Federico della Scala.

Alla metà del Duecento i feudi di Correzzo e poi di Maccacari sono assegnati a Nicola Dal Verme (+ dopo 1292), uomo d'arme e giurista, politico e diplomatico degli Scaligeri, assieme a Campalano di Nogara sono una eredità della madre Alena Capitali (de Capitalibus), mentre altri feudi e terre, come San Zeno di Montagna, gli sono date in vicariato perpetuo dall'abate dell'Monastero di San Zeno e poi riconfermate via via alla famiglia Dal Verme. A lui succedono i figli Pietro e Giacomo, già signore di Bagnolo e di Nogarole Rocca, dopo il bando a Pietro e ai figli i feudi sono trasmessi agli eredi diretti di Giacomo fino a Ugolino e poi nel 1377 dopo il perdono dal bando del 1354 rientrano come co-eredi anche i cugini Taddeo Dal Verme e soprattutto Jacopo Dal Verme, grande condottiero, signore di SanguinettoAsparettoIsola della ScalaBobbio e Val Tidone e altri feudi nel piacentino. Alla sua morte nel 1409 subentra totalmente il figlio Luigi Dal Verme (o Alvise), conte imperiale di Sanguinetto (feudo e titolo che assommerà tutti i feudi veronesi), e conte di Bobbio e Voghera, Castel San Giovanni e val Tidone e signore di altri feudi, che erediterà totalmente come unico proprietario dai cugini, ma nel 1437 verranno confiscati tutti i feudi veneti per la definitiva alleanza con Milano, rimanendo in eredità trasmissibile solo titolo nobiliare di "conti di Sanguinetto".

Dopo la confisca al Dal Verme il castello rientrò ovviamente tra quelli che furono stabilmente presidiati da castellani veneziani.

Nel 1867 cambiò denominazione da Gazzo a Gazzo Veronese, e nel 1928 aggregò il territorio del soppresso comune di Correzzo. In seguito all'annessione la sede municipale fu spostata a Roncanova, scelta dettata dalla collocazione intermedia che tale frazione ha nella geografia del territorio comunale.

Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, il conte Luigi Perez di Verona e sua moglie diedero rifugio, dalla metà del 1944, a un giovane ebreo di Merano, Moshe Shapiro, che - costretto dai rastrellamenti ad abbandonare un primo rifugio a Sustinente - vagabondava senza meta nella zona in cerca di aiuto. Il giovane presentato come domestico sotto il falso nome di Mario rimase protetto nella casa dei conti a Gazzo Veronese fino alla Liberazione nell'aprile 1945, quando poté unirsi alla Brigata Ebraica. Per questo loro impegno di solidarietà, il 2 agosto 1999, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito ai coniugi Luigi e Sandra Perez l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.[5]

Dal 1950 il Comune si è spopolato passando da 8 700 abitanti del 1951, agli odierni 5 700.
Il calo, è dovuto all'emigrazione massiccia verso le città. Si è passati da un'economia agricola, basata sulla lavorazione dei terreni e dei latifondi da parte di migliaia di braccianti e sulla raccolta e lavorazione della canna e del carice palustre, a un'agricoltura intensiva molto meccanizzata. Tale agricoltura per buona parte è deviata a una coltivazione destinata ad alimentare le centrali a biogas presenti sul territorio comunale (quattro centrali).


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